lunedì 7 maggio 2007

A sinistra un bacio lungo nove anni

Il '98 è lontano: il congresso del Pdci accoglie calorosamente «il compagno Bertinotti». Il segretario Diliberto rinnova la sua proposta di confederazione allargata a movimenti e associazioni

andrea fabozzi, Inviato a Rimini, da "il manifesto", venerdì 28 aprile 2007

Le due parole che il delegato comunista riesce a far arrivare a Fausto Bertinotti, nella calca che lo circonda mentre il presidente della camera lascia il congresso del partito dei comunisti italiani dopo aver ascoltato la relazione di Oliviero Diliberto, sono probabilmente troppo semplici e sicuramente premature. «Torniamo insieme», gli dice.Ma sono una buona sintesi dello spirito con il quale la platea comunista accoglie Bertinotti. Le sue foto con i militanti dei comunisti italiani, quella con la bandiera del Pdci, il doppio bacio con Diliberto che poi dal palco lo saluta per primo - «presidente e, se il cerimoniale me lo consente, compagno Bertinotti» - sono tutte immagini che nove anni dopo si sovrappongono a quella più celebre del 7 ottobre '98 in cui Diliberto stringe la mano ad Armando Cossutta subito dopo aver pronunciato alla camera il discorso della scissione. In mezzo a loro un Bertinotti livido e muto.«Sono molto contento per l'accoglienza ricevuta e ringrazio», ha potuto dire ieri sera a Rimini Bertinotti, trattenuto al congresso dall'applauso dei vecchi compagni. Ma non è un caso che tutto questo si sia potuto realizzare solo oggi, perché oggi nel Pdci non c'è più uno dei protagonisti dei quella foto del '98: Armando Cossutta. Il vecchio presidente ha lasciato il partito pochi giorni fa dopo mesi di fredda ostilità, Diliberto gli dedica un saluto rispettoso nella relazione «anche se il compagno Cossutta è molto polemico con noi». Il congresso concede un tiepido applauso, i dirigenti aspettano di capire se davvero l'ex presidente vorrà staccarsi dai senatori comunisti aprendo così qualche problema al gruppo.Diliberto dedica buona parte della sua relazione al tema dell'unità a sinistra. L'occasione che si apre con la nascita del partito democratico: «Ragioniamo non più sul se ma sul quando realizzare questa unità», dice. La vecchia proposta del Pdci di confederazione, che in origine era rivolta anche a tutti i Ds, torna riformulata: «Noi pensiamo a una forma confederale perché ci pare una proposta di buon senso. E' una forma che non prevede scomuniche o abiure, non prevede vincitori né vinti». E che Diliberto adesso allarga anche «a movimenti e associazioni». Il Pdci soffre ancora la sindrome del figlio di un dio minore e deve conquistarsi lo spazio del dialogo a sinistra palmo a palmo. E' un partito sicuramente unitario - nacque per cercare di salvare il primo governo Prodi, invano - ma ha un bagaglio simbolico piuttosto pesante da maneggiare per una sinistra che vuole rinnovarsi. Dopo dieci minuti Diliberto ha già salutato Cuba tra gli applausi, accanto a lui la scenografia prevede una falce e martello delle dimensioni di un monolocale, «siamo e resteremo orgogliosamente comunisti» sono le parole con cui chiude la relazione. Ma anche qui è questione di sfumature. Per esempio l'eurodeputato Marco Rizzo non saluta Bertinotti - con il quale polemizza nelle dichiarazioni quotidiane - e urla l'Internazionale sguainando il pugno sinistro, mentre Diliberto canticchia a braccia conserte. E in fondo il segretario chiarisce: «Siamo orgogliosamente comunisti ma mettiamo le nostre idee al servizio della sinistra». In che forma spetterà «alla fantasia della politica» verificarlo.E allora il discorso è solo un po' più prudente di quello che Bertinotti va a fare davanti alle telecamere di La7 in cui persino il cambio di nome e di simbolo del Prc non è più un tabù - «decidano i dirigenti del partito», dice - e si delinea una formula in cui le identità delle varie formazioni si stemperano in un contenitore unico della sinistra. «Una soggettività plurale», dice Bertinotti. «Una sinistra senza aggettivi», dice Diliberto, così da non mettere in imbarazzo né comunisti né socialisti. Naturalmente falce e martello in quanto più pesanti di qualsiasi aggettivo sarebbero destinati a svanire sullo sfondo. Diliberto da un po' ne parla più come i simboli del lavoro che del comunismo (l'ha fatto nei congressi di federazione). E se una cosa vuole raccomandare il segretario del Pdci è proprio che la sinistra metta al centro il tema del lavoro. Sinistra senza aggettivi, dunque, non certo «radicale» che a un togliattiano come Diliberto proprio non va giù, magari partito del lavoro recuperando lo slogan di un congresso fa.Oggi riflettori sugli equilibri interni al partito, senza che ci sia da attendersi nessuna sorpresa se non l'elezione alla presidenza di Antonino Cuffaro al posto di Cossutta. Domenica arriva Cesare Salvi, interlocutore privilegiato insieme a Mussi per la costruzione dell'unità a sinistra. «Qualcosa si sta muovendo» tira le somme Diliberto e certo il Pdci vorrà farne parte. «Oggi abbiamo fatto tutti insieme un passo avanti» commenta Giovanni Russo Spena del Prc. Un passo lungo nove anni.

Nessun commento: